
il pomelo, che poi in spagnolo significa 'pompelmo', ha in effetti qualche familiarità con l'agrume più acre che esista: tanto per cominciare, la buccia ha la stessa trama, molto più levigata di una buccia d'arancia, e più lucida. poi, è un agrume, e degli agrumi ha la stessa struttura a spicchi succosi inviluppati in una membrana, il cui spessore è però molto maggiore che nei pompelmi, per non parlare di agrumi più piccoli.
la buccia del frutto (l'epicarpo) è verde chiaro, tendente al giallo, la forma è quella di una pera tozza, le dimensioni sono quelle di un cantalupo, il peso anche. tra la buccia e gli spicchi c'è un 'pane' bianco e spugnoso (il mesocarpo), simile a quello degli enormi limoni di sorrento; gli spicchi (l'endocarpo) sono gialli e belli grandi, e a meno che non si abbia uno stomaco di ferro non conviene mangiarli con tutta la pellicola che, come dicevo, è davvero molto spessa. se ne separano invece i due lembi, e se ne mangia la parte carnosa all'interno, che è meno succosa che negli altri agrumi: più o meno, al tatto, dà la sensazione di un'arancia un po' secca.

il gusto è molto particolare: tanto per cominciare, viene da chiedersi se la denominazione di agrume non vada strettina al pomelo, che è inaspettatamente dolce. il sapore è molto simile a quello di un pompelmo, ma senza l'acido, con in più un retrogusto di mango che non dispiace affatto.
oltre a essere un frutto dissetante e dal sapore piacevole, in rapporto alle dimensioni costa anche poco, tra 1.50 e 2.00 euro, almeno da queste parti.
ora però mi viene un dubbio... se gli spagnoli chiamano il pompelmo 'pomelo', allora il pomelo come diavolo lo chiamano?
prossimamente: il tamarindo. il frutto, non lo sciroppo.



